La nascita dell’arte contemporanea si fa coincidere con il movimento francese dell’impressionismo, in ragione del carattere rivoluzionario di alcuni lavori di fine Ottocento.
Gli artisti impressionisti, tra i quali spicca Monet, costringono il realismo accademico ad uscire allo scoperto: en plain air i modelli tradizionali rivelano la propria inconsistenza. Il dogma accademico, infatti, risulta incapace di reggere in modo efficace un confronto diretto con la realtà. Emerge peraltro che, laddove l’artista riferisce senza interpretare quanto registrato dal proprio occhio, il risultato è sorprendente: Linea e colore danno vita a forme indecifrabili. Nello specifico, la bidimensionalità della tela determina uno sviluppo libero del segno, sciogliendolo di fatto da ogni obbligo verso l’oggetto concreto.

Certamente la serie delle ninfee di Monet costituisce il manifesto della rivoluzione impressionista.
Osservando il dipinto, risulta evidente come i fiori siano descritti attraverso pennellate rapide e delicate. I tocchi di colore sono imprecisi e tendono a sciogliersi l’uno nell’altro, rendendo in ultima analisi difficoltosa la lettura dell’opera.
La superficie, nel complesso, restituisce una dimensione confusa, qui i verdi-azzurri stagnanti sfumano nei rosa pastello delle ninfee. Tale unità viene peraltro arricchita da bianchi cremosi e tutt’ altro che candidi di cui non ci si spiega la provenienza. Si tratta delle nuvole celesti che sfiorano e contaminano le acque fiorite del giardino. Questi elementi, nel loro insieme, contribuiscono ad introdurre lo spettatore in una condizione di assoluta serenità. L’esperienza ha inizio laddove la terra si contamina di cielo ed il verde si lascia penetrare dall’ azzurro. In sostanza, l’armonia naturale trabocca i limiti imposti dalla fisica e si diffonde come un canto nello spazio circostante.

Nei giardini segreti di Monet l’arte ottiene silenziosamente la propria rivincita sull’umano. L’individuo, infatti, ha creato la parola perché significhi il mondo, ma non può appropriarsi della forma artistica secondo il proprio capriccio.
La dimensione creativa ha per l’artista francese un’unica costante: trascende la razionalità. Per questa ragione, soltanto l’osservatore dallo sguardo libero ha il privilegio di avere accesso ai paradisi dell’arte, qui “tutto è canto e immagine di Dio”.
