Paolo Icaro

Paolo Icaro Chissotti nasce a Torino nel 1936. Nel corso della sua vita l’artista viaggia tra l’America e l’Italia stabilendosi infine nella provincia di Pesaro. L’opera di Icaro matura tra ambienti poveristi, minimali e concettuali, fino a raggiungere quella indipendenza espressiva che fa di lui un vero e proprio Maestro. Ciò che rende uniche le sue creazioni è la capacità di comunicare in modo semplice e diretto idee di natura complessa.

Icaro infatti, contrariamente a molti artisti di oggi, non sfida l’osservatore a un duello intellettuale. Al contrario, attraverso la sua opera “allunga la mano”  verso l’astante, perchè si realizzi l’incontro tra “la mente bellissima, sola, pura” ed “il corpo bellissimo, solo, puro”. Tale unione ci rende “inquilini” privilegiati della creazione artistica permettendo di fatto un’esplorazione fisica e mentale della stessa.

Icaro non erige Luoghi assurdi e ricchi d’ intellettualismi. All’opposto, costruisce le sue opere equilibrando la forza dei materiali ostili come i metalli con la friabilità di quelli più delicati come il gesso. In tal modo, l’artista apre la materia al confronto con l’umano e svela come l’estraneo costituisca in realtà il vivo riflesso del nostro stesso essere.

L’opera di Icaro indica il passaggio dal immanente al “trascendente”.  Qui ogni cromia si estingue in un bianco abbaglio, le aporie della scienza rivendicano il proprio diritto all’esistenza ed ancora, la parola perde il proprio significato divenendo sospiro.  Così la materia, che similmente al corpo “custodisce il segreto”, riesce nell’intento di praticare “sé e non la propria immagine referenziata”.


Le creazioni di Icaro sciolgono come un sole le nostre ali di cera, trascinandoci tra gli abissi delle fragilità disprezzate. Diversamente dall’Icaro greco però, ora siamo capaci di accettare quelle debolezze, renderle “arca” e tornare in superficie come eroi trionfanti. In altre parole, l’artista torinese valorizza attraverso la materia la nostra stessa umanità. La sua idea è che la ragione non debba costringere alla Gabbia ma al contrario, accompagnare lo sguardo attraverso la grata.

Grazie all’opera di Icaro ho smesso di considerare il cielo come una linea, ho riconosciuto l’azzurro ovunque e sono tornata al mondo colma di sogni Blu Klein.  



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