Il periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale è caratterizzato dal protagonismo statunitense. Il celebre American Dream infatti, restituisce speranza e fiducia al resto del mondo, finendo per divenire un miraggio globalmente condiviso.
Dall’Europa all’America, la merce proposta dai mass media attrae le fantasie di tutti i cittadini. La pubblicità, attraverso i suoi colori seducenti, riferisce in modo diretto un oggetto che abbaglia e conquista, in altre parole “canta le merci e le loro passioni”. Si tratta di uno spettacolo a cui tutti sono invitati a partecipare tramite il consumo di piaceri preconfezionati. L’ottimismo di questi anni degenera peraltro in un’estrema idealizzazione della materia. In tal modo, il singolo ridimensiona la propria indipendenza limitandosi a mero consumatore, il quale contrae il proprio atto critico circoscrivendolo alla scelta dell’acquisto.

In pochi anni si realizza il passaggio dal “cogito ergo sum” cartesiano al più calzante Compro dunque sono della Kruger. Si tratta di una nuova modalità di pensiero, che identifica nell’azione del consumo l’espressione compiuta del libero arbitrio. Ciò che avviene realmente è però un asservimento totale del soggetto al potere seduttivo dell’icona. Il consumatore riconosce e gratifica il proprio sé aderendo allo stereotipo.
L’arte, come ogni altro aspetto della realtà, diviene merce ed in quanto tale oggetto di promozione, acquisto, consumo. Conseguentemente l’artista, che partecipa di questa realtà straniante, ne traduce i meccanismi attraverso la sua opera. Tali creazioni sono spesso definite Pop ed evidenziano, nel proprio aspetto Kitsch, l’inconsistenza di una società basata in toto sulla spettacolarità.

Maurizio Cattelan è l’esempio più noto e discusso di artista Pop contemporaneo. Egli traduce il Brain del presente e ne svela i processi.
Il successo internazionale dell’artista italiano lo rende un personaggio conosciuto in tutte le nazioni ed apre di fatto il dibattito artistico a tutti, democraticamente. Proprio per questa ragione Cattelan diviene bersaglio di numerose critiche, spesso negative perché dettate da superficialità.
Un atteggiamento che sembra riconducibile all’abitudine tutt’altro che moderna di proclamare l’uva inaccessibile acerba.
Il consumatore ideale riconosce nell’opera d’arte la materializzazione della propria genialità, quindi la compra. Il prezzo d’acquisto, talvolta elevato, risulta legittimato dal nostro stesso presente. Infatti, in un mondo dove ogni valore è ridotto all’immagine, l’apparenza convalida il suo prestigio stabilendo con libertà le proprie regole.

Tornando a considerare quella massa che non può arrivare all’uva, è utile riflettere sulla natura di quel senso di inadeguatezza che coinvolge chiunque si ponga di fronte all’opera di Cattelan, non come acquirente ma come osservatore.
Risulta evidente infatti, che dall’arte Pop maturi sempre un senso di straniamento. È proprio questa sensazione, frutto dello scarto tra ciò che desideriamo essere e ciò che siamo, il luogo in cui si manifesta la resilienza dell’Io.
In definitiva, valorizzare quelle diseguaglianze generate dal Pop è un primo passo verso la riconquista della propria individualità. In questo senso, un artista come Cattelan può essere considerato greenberghianamente un avanguardista. Nello specifico, un intellettuale capace di tradurre il presente stimolando e rinnovando il dibattito contemporaneo.
