59° BIENNALE DI VENEZIA

Riflessioni sulla Biennale “Postumana” di Cecilia Alemani

La Biennale di quest’anno mette in scena la rivoluzione Postumana che sta coinvolgendo il mondo negli ultimi decenni.

È utile ricordare che con l’avvento dell’Umanesimo si è assegnato all’arte un valore storico, ciò al fine di poterla significare, collocare e giudicare (oltre al criterio estetico).

Se togliamo all’arte il suo valore storico rimane quindi quello estetico.

Ma andando oltre, se proviamo a togliere all’arte il suo valore estetico ed ancora rinunciamo ad ordinare la realtà in senso valoriale per giustificarne un’organizzazione gerarchica, scopriremo che artistico non è nulla ed è al contempo tutto.

Il postumano conduce alla vera e propria “morte dell’arte”, dove l’aura dell’artista scompare e nello stesso momento si estende a ciascun*.

Beuys se ne accorse precocemente ed infatti è famosa la sua affermazione: “everybody is an artist”, di fronte ai lavori esposti nella 59° Biennale possiamo dirlo anche noi.

In effetti è impossibile non notare quanto la dimensione creativa non sia più “allegoria, ma estensione sensoriale”, alla quale approcciare non più in qualità di osservatori (“maestri impliciti dei discorsi culturali”), ma esseri umani.

Scorrendo le opere in mostra ci si emancipa progressivamente dalla ricerca dell’identificazione, iniziando liberamente a “fare la parte di” nella moltitudine immensa delle possibilità della vita, ovvero quelle “reti complesse, interdipendenti e fluide” di cui si parla e soprattutto si vede in Biennale.

Cecilia Alemani ha menzionato Rosi Braidotti all’apertura dell’evento e proprio dalle sue parole ha inizio la vicenda artistica contemporanea, che parte dalla Biennale e prosegue verso “gli orizzonti multipli dispiegati dal crollo dell’umanesimo eurocentrico e androcentrico”.  

In conclusione, dopo la rassegna veneziana abbiamo il dovere di riconoscere ed interpretare “la svolta postumana come una felice opportunità di decidere insieme chi e cosa vogliamo divenire».

Angela Calderan

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